Casinò Admiral, si accende il dibattito politico
La casa da gioco annuncia possibili misure legali contro due consiglieri comunali di Mendrisio. Per Mps sono pressioni improprie: è interpellanza
di Daniela Carugati
Dopo le interrogazioni depositate a Mendrisio, i deputati Mps portano il tema davanti al Consiglio di Stato e denunciano ‘pressioni’ su due consiglieri comunali della Sinistra.
La realtà del gioco d’azzardo e il sottobosco che se ne alimenta, in bilico fra legalità e illegalità, in questi giorni torna nell’agenda politica e approda pure sul tavolo del Consiglio di Stato. E ancora una volta a finire sotto i riflettori è il Casinò Admiral di Mendrisio. A premere l’interruttore è stato tempo fa un reportage di ‘Falò’, andato in onda il novembre scorso sulla Rsi. Ben presto, però, l’attenzione è cresciuta, a catalizzarla il presunto fenomeno dei ‘prestasoldi’ che orbiterebbe attorno alla casa da gioco locale, denunciato dapprima sul piano giornalistico, quindi politico con due atti parlamentari indirizzati al Municipio di Mendrisio: il primo firmato dal Plr, il secondo da due consiglieri comunali dell’AlternativA. Interrogazioni alle quali, giusto martedì, si è aggiunta l’interpellanza dei gran consiglieri Mps Giuseppe Sergi e
Matteo Pronzini, i quali hanno rincarato la dose. È così che si è acceso il dibattito, e non solo sulla tematica in sé. Gli interrogativi sollevati in seconda battuta (e a titolo personale) da Elia Agostinetti e Monika
Fischer hanno suscitato, infatti, la reazione pressoché immediata della società del Casinò. I vertici dell’Admiral, per voce del loro legale, in una missiva hanno fatto sapere ai due esponenti della Sinistra che sono pronti a prendere delle misure nei loro confronti a salvaguardia della reputazione della casa da gioco. Tutele attivate altresì verso la trasmissione tv dopo aver invocato la violazione dell’articolo 4 della Legge federale sulla radiotelevisione che, fra le altre cose, delinea il dovere di “presentare correttamente fatti e avvenimenti”. E qui si apre un’ulteriore questione: i rappresentanti comunali, a differenza dei parlamentari cantonali, ancora formalmente non godono dell’immunità. Ma che ne è, fanno capire i due deputati Mps, della garanzia della piena libertà d’espressione dei consiglieri e delle consigliere comunali?
La casa da gioco si difende
A innescare la miccia, agli occhi dell’Admiral, sono stati in particolare un paio di passaggi dell’interrogazione Agostinetti-Fischer. Passi nei quali, facendo riferimento al reportage televisivo, si delinea il sospetto che il casinò abbia ‘tollerato’ la presenza degli usurai. Accuse ritenute gravi e sulle quali i responsabili della casa da gioco esortano a portare delle prove. Sin qui la direzione quelle stesse accuse le ha sempre rispedite al mittente e da noi interpellata in novembre ci aveva fatto notare come, in buona sostanza, “gli accertamenti effettuati – da parte della Sezione indagini e operazioni particolari della Polizia giudiziaria, ndr – risultano più che sufficienti a scongiurare qualsivoglia reato penale ipotizzato”. Tanto da sfociare in un decreto di abbandono della Procura, che si somma, ci era stato ribadito, all’“assenza di irregolarità” emersa negli anni dalle ispezioni della Commissione federale delle Case da gioco.
‘Pressioni’ su due consiglieri comunali
Sta di fatto che la richiesta dell’Admiral è stata letta dai due consiglieri comunali mendrisiensi come una ‘intimidazione’, tanto più giunta da una società privata. In quanto eletti dalla cittadinanza, entrambi rivendicano infatti il diritto-dovere istituzionale di interessarsi delle possibili problematiche che toccano da vicino il Comune e di chiederne conto, secondo il mandato ricevuto, soprattutto quando si è posti di fronte a potenziali criticità quali quelle evidenziate da ‘Falò’. Quanto basta, insomma, si lascia intendere, per non lasciarsi intimorire e non venire meno alle proprie attività parlamentari. Una posizione sulla quale non si è mancato di mettere a parte i responsabili del casinò.
Interpellato il Cantone
A oggi per i gran consiglieri Mps ce n’è a sufficienza, quindi, per domandare anche al governo di occuparsi della vicenda, che del resto ha diverse sfaccettature. Sullo sfondo (ma neanche tanto) vi è, in effetti, pure la scelta di non rinnovare per il 2026 il Contratto collettivo di lavoro da un lato, e l’impatto sociale dall’altro. E allora Sergi e Pronzini chiedono al CdS di informare sui controlli, “di routine e straordinari”, effettuati negli anni dalle autorità cantonali di Polizia e sull’esistenza di eventuali “denunce anonime provenienti dalla cittadinanza o dai clienti del casinò”. E di conseguenza interpellano altresì sull’intenzione del governo di prendere contatto con il Ministero pubblico – “considerando il proprio ruolo di garante della legalità” – e al contempo, viste “le politiche aziendali adottate”, con la direzione e la proprietà (la ACE Swiss Holding Ag di Zurigo) dell’Admiral. Anche perché, si richiama, la disdetta del Ccl non può essere sottovalutata, tanto da domandare se non si ritenga di “dover intraprendere un’iniziativa tramite l’Ufficio cantonale di conciliazione”.
‘Intimidazione inaccettabile’
Poi come detto vi è la lettera indirizzata ad Agostinetti e Fischer. “In questo contesto, la minaccia di azioni legali nei confronti dei due consiglieri comunali di Mendrisio – sottolineano i due deputati – non può essere accettata: essa rappresenta una forma di intimidazione da parte di una società privata nei confronti di rappresentanti democraticamente eletti che esercitano coscienziosamente il mandato affidato loro dai cittadini elettori e dalle cittadine elettrici”. Il che sposta l’attenzione anche sul tema dell’immunità parlamentare e la sua estensione ai rappresentanti dei legislativi comunali, come peraltro deciso, ricordano, dalla maggioranza del parlamento cantonale il 16 settembre 2024: “Una modifica di legge purtroppo non ancora entrata in vigore”.
Immunità: ‘Il CdS si faccia garante’
Sergi e Pronzini davanti a quello che definiscono un “ennesimo tentativo di pressione sui diritti dei rappresentanti eletti” sollecitano, quindi, il CdS a “intervenire quale garante dei diritti dei cittadini e delle cittadine siano essi eletti o meno in consessi rappresentativi”. Non solo, ci si chiede se non sia il caso di “accelerare le procedure di propria competenza per favorire l’entrata in vigore della modifica della Legge organica comunale (Loc), così come indicato nei considerandi finali del rapporto di maggioranza approvato dal Gran consiglio”, che prospettava la presentazione di un messaggio nell’arco di sei mesi.
AlternativA: ‘Questione di strumenti’
Sin qui i due consiglieri comunali hanno portato avanti la loro ‘battaglia’ da soli. Il gruppo dell’AlternativA ha ritenuto, in effetti, di non sostenere il loro atto parlamentare. Quali sono i motivi all’origine di questa decisione? Abbiamo girato la domanda al capo gruppo Jacopo Scacchi. «È indubbio che il possibile disagio sociale creato in un contesto in cui si insedia una casa da gioco così come la scelta di rinunciare alle tutele che derivano da un Contratto collettivo di lavoro sono tutti temi che ci stanno a cuore – premette Scacchi –. Ciò che ci ha fatto decidere di non aderire all’interrogazione – ci spiega – è stato proprio lo strumento utilizzato, che non abbiamo ritenuto corretto. Si sarebbe potuta preferire una presa di posizione, evitando di esasperare il ruolo istituzionale del Comune e di utilizzare certi toni, secchi». La reazione della casa da gioco all’azione di Agostinetti e Fischer è stata vista, però, come una pressione impropria. «Capiamo – ci dice Scacchi – che i nostri due consiglieri comunali l’abbiamo percepita come una intimidazione. Ma al contempo comprendiamo pure come in uno Stato di diritto un ente possa e debba tutelarsi qualora la sua immagine ne risenta».
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