Maxi rotonda sul fiume: vince l’Ata, si torna al Tram
Il Tribunale federale rinvia il progetto stradale al Tram, che dovrà interpellare l’Ufficio federale dell’ambiente, cosa che il Cantone non ha fatto in precedenza
di Dino Stevanovic
Per un errore procedurale del Cantone il Tf dà ragione all’associazione. Ma anche nel merito l’Ufam critica il progetto: copre un corso d’acqua e non si può (deroghe escluse).
Si avvicina all’archiviazione, almeno per come la conosciamo, la maxi rotonda prevista sul fiume Cassarate a Cornaredo. Il Tribunale federale ha infatti accolto il ricorso dell’Associazione traffico e ambiente (Ata) sul progetto di risistemazione stradale dell’intero comparto, rispedendo l’incarto al Tribunale amministrativo cantonale (Tram). Quest’ultimo dovrà infatti sopperire a una manchevolezza del Dipartimento del territorio (Dt): interpellare sul progetto l’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam). Errore procedurale a parte, l’Ufam è già stato interpellato nell’ambito del contenzioso, dando un parere negativo sulla rotatoria. Facile dunque che, a iter giudiziario concluso, la controversa maxi rotonda venga definitivamente stralciata. Il progetto, ricordiamo, da quasi dieci anni è sub iudice. La sistemazione di via Ciani-via Sonvico è stata pubblicata infatti nel 2017 e immediatamente l’Ata si è opposta. Dito puntato in particolare contro la rotonda, che l’associazione ambientalista non ha esitato a definire “ecomostro”, ubicata più o meno all’altezza dell’uscita della galleria Vedeggio-Cassarate e che avrebbe dovuto gestire flussi veicolari superiori ai 33’000 veicoli al giorno. A quattro bracci (uno dei quali di servizio), con un diametro esterno di 61 metri e uno interno di 43, l’infrastruttura conta due corsie su un anello stradale largo 9 metri e si caratterizza per essere sopraelevata al fiume. A completare l’opera, vi è una passerella ciclopedonale che sormonta la rotonda, larga 3,5 metri. Stigmatizzata anche quest’ultima da Ata, in quanto ritenuta troppo costosa e poco funzionale: sarebbe stata preferibile al livello del suolo.
Criticata anche la via Stadio
Ma la risistemazione viaria della zona non si limita a questo ed è di più ampio respiro: altro asse portante del progetto è la costruzione di una nuova strada, la cosiddetta via Stadio. Un’arteria a quattro corsie, due per verso, che dovrebbe collegare le vie Ciani e Trevano. Lunga poco meno di 300 metri, dovrebbe essere costruita a sud dello stadio da calcio. Interventi in programma anche per via Sonvico – che è quella che costeggiando la Resega in direzione nord porta verso il tunnel –, che verrebbe leggermente spostata e ingrandita. Un insieme di interventi che Ata – e non solo, a livello politico si è mossa la sinistra – ha più volte criticato, da un punto di vista dell’inquinamento ambientale e acustico, dell’inserimento paesaggistico, della funzionalità e dell’impatto finanziario. Critiche che si sono poi trasformate in un ricorso contro la risoluzione governativa del 2019 che approvava il progetto e poi contro la sentenza del Tram del 2024 che dava ragione al Consiglio di Stato e ai Comuni di Canobbio, Lugano e Porza.
Berna dovrà esprimersi...
Ora, però, da Losanna è arrivato il ribaltone. Uno dei punti contestati in particolare è il mancato coinvolgimento dell’Ufam. Nelle proprie osservazioni, il Dt ha spiegato che l’intero progetto della VedeggioCassarate era stato approvato dal Tribunale cantonale di espropriazione e che in quel contesto l’allora Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio aveva altrettanto rilasciato un preavviso favorevole. La progettazione è dunque proseguita, con quelle che sono state definite “modifiche secondarie”. Di avviso opposto il Tf: “Il progetto stradale in esame – spiegano i giudici federali – costituisce una variante rispetto al progetto originario che (...) non contemplava in particolare la controversa rotatoria sovrastante il fiume”. Su quest’ultima, l’autorità federale non si è espressa e avrebbe dovuto farlo. O meglio: dovrà farlo. Una rotatoria, si è giustificato ancora il Cantone, è in realtà contemplata nel Piano direttore cantonale (quello sì approvato da Berna), ma l’Ufam andava sentito nell’ambito del progetto stradale concreto che “è determinante per l’esame dell’impatto sull’ambiente”.
... ma parla già di impatto negativo
Sentenza del Tram annullata dunque a causa di un errore procedurale. Ciononostante, “per economia di giudizio”, il Tf si è espresso anche nel concreto sulla rotonda, di fatto bocciandola. Il Tribunale massimo ricorda che le norme vietano le coperture dei corsi d’acqua, tranne per delle deroghe in caso di vie di comunicazione o stradale agricole/forestali. Per il Dt, la rotonda fungerebbe da via di comunicazione fra le due sponde del fiume, in quanto uno dei quattro bracci dà sul lato est. Tuttavia, il Tf sottolinea che il braccio in questione è solo di servizio e dà ragione all’Ufam: “L’impianto può avere un impatto negativo sul corso d’acqua, in particolare sulla vegetazione ripuale, che verrebbe schermata dalla luce e dal calore del sole, dalle precipitazioni e da altri elementi naturali”. Non costituirebbe una via di transito fra le due sponde, come neppure la pista ciclopedonale.
L’Ata: ‘Si rifaccia il progetto da zero’
Bacchettata infine pure la Corte cantonale: “Non ha eseguito una ponderazione degli interessi concretamente toccati dal progetto stradale e non si è in particolare confrontata con il rapporto di impatto ambientale allestito in quest’ambito”. «Siamo molto soddisfatti – commenta invece da noi raggiunta
Chiara Lepori Abächerli –. Il Tram ora dovrà tener conto di quanto detto dal Tf e siamo ottimisti». La vicepresidente di Ata Ticino ricorda che l’associazione aveva fatto fare uno studio sul comparto, che non prevedeva né la rotonda né la via Stadio, «ma una rotonda più piccola tra via Ciani e via Sonvico, mantenendo quest’ultima così com’è». E ora vorrebbe che le autorità ridisegnassero un progetto in linea con il loro. Ma questo comporterebbe diversi altri anni, facciamo notare. «Vero, ma non è colpa nostra: se si fossero fatte le cose giuste, avremmo tutti risparmiato tempo e soldi. E ricordiamo che parliamo in gran parte di denaro dei contribuenti, visto che la controparte sono enti pubblici».
La Città: ‘Significherebbe la morte dell’Nqc’
«Sì, purtroppo questo progetto ha accumulato complessivamente dieci anni di ritardo», concorda Filippo Lombardi, vicepresidente del Consiglio dell’Agenzia Nuovo Quartiere Cornaredo (Nqc), in rappresentanza di Lugano. «Sapevamo da un pezzo di questa Spada di Damocle – aggiunge il capodicastero Sviluppo territoriale della Città –, ma abbiamo sempre sperato che si risolvesse positivamente. È il Cantone a essere responsabile della viabilità in quella zona e purtroppo il Dt a inizio procedura non ha consultato l’Ufam, inoltre il Tram ha impiegato un’eternità a sentenziare. E ora i Comuni ne pagano le conseguenze». Sull’errore procedurale, Lombardi – che al Consiglio degli Stati ha presieduto la Commissione energia, ambiente e territorio –, osserva che «la base legale è cambiata strada facendo, è entrata in vigore la modifica della Legge sulla protezione delle acque e anche solo per questo sarebbe stato opportuno agire insieme all’Ufam». E ora? «Le strade sono due: il Tram, in accordo con l’Ufam, potrebbe concedere una deroga (alla norma che vieta di costruire sui corsi d’acqua, ma in base al preavviso chiesto dal Tf all’Ufam sembra poco probabile, ndr) oppure si dovrebbe ripartire da zero. Nel primo caso ci vorrebbero un paio d’anni. Nel secondo ce ne vorrebbero un’altra decina. E questo significherebbe la morte del progetto Nqc così come è stato concepito sin qui».
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