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Panahi in Iran dopo gli Oscar

Da anni nel mirino degli ayatollah, il regista iraniano Jafar Panahi è pronto a rientrare in Iran dopo la stagione degli Oscar, dove il suo ‘Un semplice incidente’, Palma d’Oro a Cannes, è tra i favoriti. Condannato in contumacia a un anno di carcere per “propaganda contro il regime”, Panahi ha spiegato all’Hollywood Reporter che molti cineasti iraniani vivono le sue stesse difficoltà. Il regista cita colleghi come Ali Ahmadzadeh, privato delle attrezzature sul set, e Behtash Sanaeeha e Maryam Moghaddam, autori di ‘My Favorite Cake’, ai quali è vietato lasciare il Paese o girare nuovi film. La pressione è ancora più forte sulle donne, soprattutto dopo il movimento ‘Donna, Vita, Libertà’. Panahi ricorda attrici come Taraneh Alidoosti, che potrebbero lavorare all’estero ma hanno scelto di restare.

A dicembre il Tribunale Rivoluzionario ha nuovamente condannato Jafar Panahi e gli ha imposto il divieto di attività politica e di espatrio. In attesa dell’esito dell’appello, il regista rivive una situazione già affrontata nel 2010, quando fu condannato a sei anni e a un’interdizione ventennale dal fare cinema. Nonostante ciò, ha continuato a girare film, spesso clandestinamente, trasformando le restrizioni in linguaggio artistico. La revoca del divieto di viaggio nel 2023 gli ha permesso di accompagnare ‘Un semplice incidente’ a Cannes.

Critics Choice Awards

Nel frattempo, aspettando gli Oscar, ‘Una battaglia dopo l’altra’ di Paul Thomas Anderson è il miglior film per la critica statunitense e canadese, che gli ha assegnato il Critics Choice Award anche per regia e sceneggiatura. Timothée Chalamet è miglior attore per ‘Marty Supreme’, Jessie Buckley miglior attrice per ‘Hamnet’. ‘Frankenstein’ di Guillermo del Toro ha ottenuto quattro riconoscimenti, gli stessi andati a ‘Sinners’ di Ryan Coogler.

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2026-01-08T08:00:00.0000000Z

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