Cargo: ferrovieri, politica e territorio fanno quadrato
Comitato contro lo smantellamento e Gran Consiglio pronti ad avanzare le ‘rivendicazioni ticinesi’. La Deputazione alle Camere ne parla col governo
Di Daniela Carugati e Jacopo Scarinci
Il Comitato contro lo smantellamento avanza delle ‘rivendicazioni ticinesi’ e la politica è pronta a sostenerle. La Deputazione alle Camere ne ha parlato con il governo.
Questa volta al di qua del Gottardo sono pronti a sfoderare quelle che hanno già ribattezzato come le “rivendicazioni ticinesi”. Di sicuro nella regione di Chiasso, ma non solo, non si ha nessuna intenzione di rimanere, inermi, a guardare la realtà su rotaia perdere un pezzo dopo l’altro. Martedì sera, nel foyer del Cinema Teatro cittadino, non tirava certo una buona aria. L’annuncio di Ffs della mattina aveva lasciato il segno. Per chi ha sempre visto nelle Ferrovie un datore di lavoro importante è difficile, del resto, inghiottire il rospo. Anche perché significa dover accettare la chiusura del deposito macchinisti di Chiasso – che oggi dà lavoro a 18 persone – e l’abbandono di quattro punti di carico a Balerna, Stabio Cargo, Mendrisio e Maroggia-Melano, dove operano in 22. Il Comitato contro lo smantellamento di Ffs Cargo è pronto, quindi, a salire, di nuovo e con più lena, sulle proverbiali barricate. Ma non sarà solo. La politica comunale, per prima, e quella cantonale hanno già fatto sentire la loro voce. In effetti, messe in fila alcune richieste cruciali, affidate a una risoluzione sottoscritta dall’Assemblea popolare di Chiasso, il Gran Consiglio, portavoce la neo prima cittadina Daria Lepori, le ha fatte sue e le ha rivolte subito al Consiglio federale, sollecitato a “intervenire al fine di evitare qualsiasi ulteriore ridimensionamento di Ffs Cargo in Ticino”.
Due risoluzioni, sei punti chiave
Il tempo di organizzarsi, e per il primo fine settimana di giugno verrà indetta una manifestazione popolare. Il Comitato si prefigge, infatti, di mobilitare la popolazione del Mendrisiotto e Basso Ceresio (e persino oltre) e confida di poter contare sul supporto, a vario livello, delle istituzioni. E questa non sarà che una prima iniziativa, alla quale farne seguire delle altre. Dopo l’incontro proficuo di martedì pomeriggio con il Consiglio di Stato, d’altro canto, ci si è detti che entro la prima settimana di giugno potrebbe essere promossa una riunione di lavoro tra il governo stesso, il Comitato, i Comuni della regione e la Deputazione ticinese alle Camere federali. L’intento? Dare concretezza proprio alle rivendicazioni da portare a Berna.
Almeno sei i punti chiave sollevati dall’Assemblea chiassese e condivisi dal parlamento. Innanzitutto, si chiede di mantenere “tutti i posti di lavoro attualmente esistenti”, quindi di non sopprimere occupazione. A difesa dei ferrovieri, poi, si sollecita “l’assenza di cambiamenti di statuto per il personale di locomotiva di Ffs Cargo”, a tutela delle attuali condizioni salariali. Si invoca poi “la creazione in Ticino di servizi e posti di lavoro Ffs in settori chiave” e l’attivazione di “misure concrete e di meccanismi efficaci volti a dare attuazione al dettato costituzionale relativo al trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia”. Nel pacchetto si inseriscono pure l’adeguamento della tassa sul traffico pesante e l’esigenza di darsi anche un obiettivo nel trasferimento per il traffico merci interno alla Svizzera.
‘Chiasso non è una sede sacrificabile’
Gli interrogativi rimasti aperti sul futuro ferroviario della regione e le preoccupazioni, prima di tutto occupazionali, a cui trovare una risposta, d’altra parte, sono ancora molti. A metterli sul tavolo a Chiasso, nel giro di poche ore, è stato il Gruppo Lega-Udc-Indipendenti. “Chiasso – richiama il primo firmatario Claudio Schneeberger – rappresenta storicamente un nodo ferroviario di primaria importanza per il Cantone Ticino e per l’intero sistema dei trasporti svizzero”. La sua posizione geografica, del resto, è strategica. Di conseguenza, “ogni ipotesi di ridimensionamento, anche solo progressivo, deve essere seguita con la massima attenzione dalle autorità comunali”; e la salvaguardia dei posti di lavoro rimane una priorità. Le Ffs, si rilancia, hanno “una responsabilità particolare nei confronti delle regioni periferiche e di confine”. E al momento, si richiama, “il rischio è che, dietro rassicurazioni generiche, si assista nel tempo a un indebolimento della presenza ferroviaria a Chiasso, con conseguenze negative per l’occupazione e per il ruolo strategico della città”, che non merita di essere considerata “una sede secondaria sacrificabile”. Quanto basta per domandare al Municipio se abbia ricevuto delle assicurazioni dalle Ferrovie e se intenda sollecitare un incontro urgente con i vertici “per ottenere chiarimenti e garanzie concrete sul futuro della piazza ferroviaria”. Si sente l’esigenza, poi, di capire come ci si muoverà con tutti gli attori in campo e se si sia pronti a difendere “con fermezza” le posizioni. Il timore? Che la riorganizzazione possa indebolire il ruolo strategico del nodo ferroviario e logistico chiassese.
Politica federale, ‘le tre vie’
Nel frattempo, ieri mattina, la Deputazione ticinese alle Camere federali si è seduta al tavolo del governo cantonale. «Siamo stati informati di questa ristrutturazione che, comunque, sapevamo fosse in arrivo perché il parlamento ha votato in un certo modo e per una liberalizzazione totale di Ffs Cargo. Adesso questo processo è in atto, pensano di ridurre così i costi, intanto si riduce l’offerta e staremo a vedere se non verranno persi troppi clienti...», afferma in entrata il presidente della Deputazione, il consigliere nazionale socialista Bruno Storni.
Ciò detto, che fare? Ci sono tre vie. «Come Cantone adesso dobbiamo capire come muoversi attraverso varie possibilità. La prima è che si mettano dentro Ffs Cargo più soldi, perché così non rende; la seconda che si torni indietro, riconsiderando nuovamente il traffico merci su ferrovia un mandato pubblico e finanziato dallo Stato, invece di favorire continuamente i camion su strada. Con l’ultima revisione della legge sulla tassa sul traffico pesante non si è voluto neanche adeguarla completamente al rincaro, cosa che l’Unione europea ci avrebbe permesso di fare. A dimostrazione di come le intenzioni politiche siano chiare». La terza possibilità, quella «forse più percorribile», continua Storni, «è chiedere una compensazione alle Ffs. Portando in Ticino qualche ufficio e posti di lavoro... che a livello nazionale sono comunque 30mila».
Le prime due possibilità sono ritenute «molto difficili, considerando che maggioranze ci sono a Berna» commenta il deputato socialista. Però sulla terza «dobbiamo capire come posizionarci al meglio». Il punto si farà con un incontro, già agendato per il 4 giugno, tra Deputazione e Ffs e all’ordine del giorno c’è anche, ovviamente, il tema Ffs Cargo. Ieri, mercoledì, «con il Consiglio di Stato, abbiamo deciso di fissare un altro incontro assieme al Comitato ‘No allo smantellamento di Ffs Cargo’ per valutare come fare bene i prossimi passi».
Il Mendrisiotto, comunque, subisce un altro colpo. «Già – risponde Storni –, è una regione che ha vissuto molto grazie alla ferrovia perché c’era la frontiera. Ora la frontiera ferroviaria praticamente non c’è più: spedizioni, manovre, locomotive staccate e riattaccate non ci sono più. Però, come dicevo, qualche nuovo servizio da installare in Ticino e nel Mendrisiotto le Ffs possono trovarlo».
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