Il ‘Morgenstern’ di Pfirter, l’iconoclasta che cercò la luce
Romanzo storico dalle tinte medievali, un’opera prima
Se non fosse per la montatura degli occhiali e la fotografia che nel 1500 non era ancora stata inventata, complice la folta barba da predicatore il tizio sulla quarta di copertina parrebbe un autore del Medioevo. Anche il nome e il cognome da romanziere sono veri. Spese di marketing risparmiate per Patrice Pfirter, che era così anche prima di ‘Morgenstern – La luce attraverso le macerie’, storia romanzata dell’antenato Michael Pfirter, uno nato “per chinare la testa, pagare le decime e lavorare il cuoio nel silenzio della sua bottega a Pratteln”, ma che nell’Europa del 1500, colorata del sangue delle lotte contadine, scopre la stampa (“un moltiplicatore di libertà”) e decide di alzare la testa: con l’aiuto del fabbro Klaus forgia il morgenstern, il martello di Thor di un iconoclasta che nel 1529 sfondò le porte della cattedrale di Basilea e prese a martellate la Chiesa nella sua totalità.
Sete di storia
«Mia cugina Eva un giorno mi ha detto: “Sai, quando noi Pfirter ci arrabbiamo, dobbiamo pensare che la colpa è di Michael”, è così che ho scoperto di avere un antenato iconoclasta». ‘Morgenstern’ parte da qui, da un uomo del quale non esiste prova specifica della sua presenza durante i grandi moti del febbraio 1529, ma che è vissuto in quel periodo cruciale della storia svizzera, verità dalla quale Pfirter ha provato a immaginarne la storia umana, sociale e intellettuale finalizzata alla scrittura e all’autopubblicazione di “quella che all’inizio doveva essere una memoria a uso e consumo dei miei parenti».
Quella dello scrittore non era un’eventualità per Pfirter, che ha nell’informatica il suo principale campo d’azione. Insieme allo sport, alla pittura e alla musica senza paraocchi («dai Gorgoroth ai Modà, ma niente supera Springsteen dal vivo e l’orchestra sinfonica, che ho scoperto da poco»), tra le sue passioni c’è anche la lettura: «Amo Donato Carrisi, Ken Follett e in particolare Glenn Cooper e la serie di libri su eventi papali, romanzati, che alimentano in me il fascino per la religione e il potere esercitato sulle persone». La visita alla cattedrale di Basilea, teatro dell’avvenimento centrale in ‘Morgenstern’, ha portato con sé la sete di storia: «Studiando gli aspetti svizzeri della riforma protestante ho scoperto avvenimenti che non conoscevo, a cominciare dalla guerra dei contadini, che mi ha aperto un mondo di battaglie, e di armi tipicamente svizzere come il morgenstern, usata dagli iconoclasti per distruggere tutto, ma che era nata per sfondare le corazze degli avversari».
L’esperimento
In ‘Morgenstern’ c’è storia svizzera al 100 per cento, accuratamente riassunta nell’Appendice. «Sono partito dal materiale che si trova in rete, in molti archivi svizzeri ufficiali, altre ricerche sono nate da spunti dati dall’IA », spiega Pfirter, per il quale il libro è anche un esperimento: «Volevo vedere fino a dove mi sarei potuto spingere con tutte le conoscenze di cui dispongo a livello informatico, dal punto di vista della scrittura, dell’impaginazione, dalla copertina all’editing alla produzione», aiutato dall’IA, sì, ma da prendere con le pinze: «A un certo punto della scrittura mi ha detto che il castello di Pratteln apparteneva alla mia famiglia, cosa non vera. Anche sull’impaginazione ha sbagliato, diceva di mettere il codice ISBN in ultima pagina e non sulla quarta di copertina. Spesso ha toppato sulle mie richieste di controllo della coerenza storica, non mi ha corretto quando ho usato la parola “ghigliottina”, che nel 1500 ancora non c’era, o quando ho scritto “andiamo a bere un caffè” e il caffè in Svizzera nemmeno era stato importato. L’IA sbaglia ancora tantissimo, pur essendo d’aiuto». Anche il font lo ha scelto l’IA, ed è molto spaziato non per aumentare il numero delle pagine, come qualcuno gli ha detto (ride, ndr), ma perché è il font per i dislessici.
Parte di questa ricerca storica è nel blog ‘Cronache del 1500’, concentrato sulle armi medievali, su www.pfirter.com. «L’ho fatta (la ricerca, ndr), mi sembrava utile spiegarlo anche a chi ne fosse interessato, o chi come me era ignorante in materia, il blog dà inoltre spunti per cercare ancora».
Corsi e ricorsi
La prima riga di ‘Morgenstern’ è stata scritta sulle rive del Reno in un ritaglio di tempo, poi il sacro fuoco della scrittura si è preso anche un buon numero di notti insonni. Pfirter non punta al Pulitzer e nemmeno vuole diventare romanziere: «Magari quando sarò in pensione scriverò il seguito, che potrebbe essere un prequel». Dice di averci messo dentro molto di sé, nel libro, «non dico che Michael sia io, ma c’è tanto del mio pensiero, soprattutto quello iconoclasta», considerazione che lasciamo aperta. Chiudiamo con un’altra: “Se il lettore riuscirà a intravvedere, attraverso Michael, le tensioni, le ingiustizie e le domande di libertà che attraversavano l’Europa di allora – e che, sotto altre forme, attraversano ancora il nostro presente – questo lavoro avrà raggiunto il suo scopo”, si legge nella nota dell’autore. «Perché il fatto che oggi il potere continui a lavorare nel proprio interesse – dice di persona – non è un romanzo».
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